l disavanzo del condominio non è un credito dell'amministratore

Se il bilancio approvato dal condominio è in passivo, questo non vuol dire che via sia un corrispondente credito da parte dell'amministratore. Infatti, se è vero che per l'approvazione del rendiconto non sono necessarie particolari formalità, come ad esempio quelle previste per le società, è pur vero che la contabilità deve essere chiara in modo da «rendere intellegibile ai condomini le voci di entrata e di spesa». Perciò, «l'approvazione di singole partite deve essere specifica» e cioè «formare oggetto di espresso esame» e dunque di «altrettanto manifesta dichiarazione di volontà da parte dell'assemblea».

Non basta la via deduttiva
Non basta perciò «la via deduttiva» per ritenere che la differenza tra entrate ed uscite «sia stata versata dall'amministratore utilizzando denaro proprio» o comunque che egli vanti un credito corrispondente. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 10153/2011, ribaltando il verdetto della Corte di Appello di Roma che aveva riconosciuto agli eredi di un amministratore di condominio il diritto alle corrispondenti somme. Per i giudici di Piazza Cavour, dunque, sarà una altra sezione della medesima Corte territoriale a decidere attenendosi al principio per cui «in materia di deliberazione di assemblea condominiale, l'approvazione del rendiconto ha valore di riconoscimento di debito in relazione alle sole poste passive specificamente indicate». E, pertanto, «l'approvazione di un rendiconto di cassa che presenti un disavanzo tra uscite e entrate», non implica che «possa ritenersi riconosciuto il fatto che la differenza sia stata versata dall'amministrazione».

I paletti per la ricognizione del debito
Dal momento che «la ricognizione di debito», sebbene possa essere manifestata anche «in forma non espressa», richiede «pur sempre un atto di volizione su di un oggetto specificamente sottoposto all'esame dell'organo collettivo, chiamato a pronunciarsi su di esso».