Quando conviene dire sì all’ultima offerta del governo

ENTRO IL 2012 CHI SI TROVA IN DIFFICOLTÀ POTRÀ PASSARE AL FISSO, SENZA OSTACOLI DALLA BANCA

Il provvedimento consente a chi ha redditi inferiori a 30mila euro di «bloccare» gli aumenti futuri. O di allungare la vita del prestito. I conti da fare

Lo spettro di una rata che sale ogni mese un po' di più fino a raggiungere livelli insostenibili turba i sonni di chi ha in corso un mutuo variabile, ed è del tutto comprensibile anche se l'aumento del costo del denaro era largamente preventivato. Ma un conto è pensare al peggio, magari esorcizzandolo, un altro è fare i conti con la realtà.

Ipotizzando un mutuo variabile ancorato all'Euribor per cui si debbano ancora 100mila euro oggi si spendono tra i 60 e i 70 euro al mese in più rispetto a un anno fa, mentre ha limitato i danni la minoranza che ha scelto di indicizzare il prestito al tasso della Bce: in questo caso la crescita della rata è avvenuta solo da aprile 2011 ed è nell'ordine dei 20 euro per 100mila di debito.

I mutuatari che stanno subendo l'incremento maggiore in termini percentuali della rata sono quelli che hanno avviato un finanziamento indicizzato tra il 2009 e il 2010. Va però detto che certamente le banche non hanno permesso che si indebitassero al limite delle loro possibilità perché quando l'Euribor stava largamente sotto l'1% era chiaro che nel tempo il costo sarebbe risalito.

Il provvedimento
A chi ha redditi bassi e ha paura del futuro, il decreto sviluppo emanato giovedì scorso dal governo offre un'ulteriore possibilità: rinegoziare con la propria banca il mutuo a condizioni prefissate, trasformandolo da finanziamento variabile a fisso.
Il tasso del nuovo mutuo verrà in pratica calcolato così: se la durata residua del mutuo è pari o inferiore a 10 anni si parte dall'Eurirs di durata pari a quella del mutuo, se la durata è superiore a 10 anni si considera sempre l'Eurirs a 10 anni. Al parametro sarà applicato uno spread pari a quello del mutuo in corso. Considerando che l'Eurirs a 10 anni oggi quota attorno al 3,6% su un mutuo variabile con durata residua 15 anni indicizzato Euribor 1 mese + 1,5% (tasso attuale 2,8% circa) il tasso fisso sarà del 5,1%.
Certo sulla carta non sembra un grande affare. Per decidere però c'è tempo fino al 31 dicembre 2012, termine ultimo entro il quale le banche dovranno procedere obbligatoriamente alla trasformazione del mutuo (ma stando alla lettera del decreto non sono obbligate a farlo gratis) purché si verifichino tre condizioni:

  1. il debito residuo deve risultare inferiore a 150mila euro;
  2. il debitore deve aver sempre pagato puntualmente le rate;
  3. 3) bisogna documentare la propria situazione reddituale dimostrando di avere un Isee (Indicatore di situazione economica equivalente) inferiore a 30mila euro.

Se si rispettano questi requisiti la banca non potrà rifiutare di compiere l'operazione, anche se questa riguardasse, lo dice esplicitamente il decreto, un prestito cartolarizzato.
Se il mutuo ha durata residua fino a 20 anni il debitore potrà chiederne l'allungamento di ulteriori cinque anni, se al termine del prestito mancano tra 20 e 24 anni potrà chiedere l'allungamento fino a 25 anni. Per un mutuo ventennale originariamente da 100mila euro partito dal 2002 al 2010 con un spread dell'1,5% si tratta di fissare la rata tra 643 e 673 euro al mese, con un incremento rispetto ai valori attuali tra 79 e 184 euro; per un mutuo trentennale con spread 1,6% la rata si fisserebbe tra 533 e 553 euro con un incremento tra 94 e 187 euro rispetto ai valori attuali.

Pro & contro
Potrebbe avere più senso, ma solo se si è davvero in difficoltà economiche, usufruire della possibilità di allungare la durata. Ipotizziamo ad esempio un mutuo acceso con durata residua di 15 anni. Oggi la rata variabile è di 535 euro e rinegoziandolo a parità di durata si passerebbe a un esborso mensile di 656 euro; allungando la scadenza di cinque anni però il pagamento mensile si fisserebbe a 549 euro.

Il provvedimento, come sempre accade in questi casi, ha alcuni punti da chiarire. Precisa Roberto Anedda, vicepresidente del broker Web Mutui Online. «Sui mutui lunghi le banche sarebbero costrette ad adeguarsi al valore massimo dell'Eurirs a 10 anni e senza possibilità di intervenire sullo spread, che significa un sacrificio di qualche decimo di punto interamente sullo loro spalle e l'esperienza dimostra che difficilmente accetteranno il fatto compiuto. Poi non è chiaro a quale tasso potrà avvenire l'eventuale allungamento del mutuo. Infine lascia perplesso il fatto che il beneficio sia legato al possesso di requisiti stabiliti con i sistemi di calcolo discutibili dell' Isee, che oltretutto si applicano per l'erogazione di benefici pubblici in questo caso inesistenti».