Dossier della Rivista Aste Giudiziarie n. 325

  • Dossier: L'indice di prestazione energetica per vendere casa
  • Periodo: Febbraio 2012

L'INDICE DI PRESTAZIONE ENERGETICA PER VENDERE CASA

Da quest’anno chi mette in vendita un’abitazione dovrà indicare nell’annuncio anche l’indice di prestazione energetica, cioè il livello di energia necessario per tenere calda la casa in inverno. Lo scopo è aiutare gli acquirenti a valutare le spese future.

«Vendesi ampio quadrivani, luminoso e facile da riscaldare, di classe A». Potrebbero suonare più o meno così i nuovi annunci immobiliari affissi per le strade. A partire da quest’anno, infatti, per chi vende casa è obbligatorio indicare nell’annuncio anche l’indice di prestazione energetica: ovvero quanta energia serve ogni anno per il riscaldamento di tutto l’immobile. Al pari di tv e frigoriferi, anche gli appartamenti saranno dunque classificati con una lettera, da A+ a G, a seconda di quanto consumano. L’obbligo, introdotto dal D.lgs. 28/2011, riguarda tutti gli avvisi di vendita: cartacei, su internet, in tv, tramite volantini e cartelli. L’obiettivo della ‘pagella energetica’ è aiutare chi compra a farsi subito un’idea delle spese che dovrà affrontare durante l’inverno. Se non si provvede, tuttavia, non sono previste sanzioni. Eccetto in Lombardia, dove la Regione ha esteso l’obbligo anche agli affitti.

Efficienza certificata. Ma come si stimano i consumi di energia? L’indice di prestazione, da indicare nell’annuncio, si ricava dall’Ace, l’Attestato di certificazione energetica: un documento che riporta il fabbisogno annuo di energia della casa espresso in kWh al metro quadro. Proprio come per gli elettrodomestici si va dalla classe ‘A+’, per case ad altissima efficienza (con un dispendio annuo pari a un litro di gasolio per metro quadro), alla ‘C’ il livello minimo secondo le attuali normative, fino alla ‘G’, che indica le abitazioni più dispendiose. Le case di ultima categoria possono arrivare a consumare anche 16 litri di gasolio per ogni metro quadro: per questo la legge prevede per i proprietari la possibilità di autocertificarle come inefficienti, purché si tratti di piccoli appartamenti, fino a mille metri quadri di superficie. L’autocertificazione, contraria alla normativa europea, in alcune regioni è vietata, come Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte.

A chi rivolgersi. L’attestato di certificazione energetica viene rilasciato da un tecnico abilitato (architetti, ingegneri, geometri e periti, iscritti nei rispettivi ordini) in seguito a un sopralluogo in casa e deve contenere, oltre alla classe energetica, indicata da una lettera dell’alfabeto, anche l’indice di prestazione energetica invernale (Epi), espresso in kWh/m2. Di solito riporta anche altre informazioni, tra cui: la capacità di produrre acqua calda sanitaria (indice Epacs), di rinfrescarsi d’estate, una stima delle emissioni di CO2 dell’appartamento, una scheda degli impianti e consigli per ridurre i consumi. Il certificato va aggiornato in seguito agli interventi di ristrutturazione e deve essere provvisto di timbro del Comune e firmato dal perito. Occhio però alle truffe.

«Una certificazione energetica svolta con competenza e professionalità costa intorno a 150 - 180 euro più Iva ed è valida per 10 anni – mette in guardia l’Unione nazionale consumatori -. É bene dunque diffidare dei professionisti che propongono attestati a bassissimo prezzo: potrebbero non svolgere un esame accurato».

Il primato della Lombardia. Il decreto 28/2011 non prevede sanzioni per chi dimentica di inserire la classe energetica nell’annuncio. Salvo in Lombardia, dove la mancanza può costare caro: si rischia una multa da mille a cinquemila euro. La Regione, prima fra le amministrazioni locali, ha esteso l’obbligo dell’indicazione anche agli annunci di affitto, di singoli appartamenti o interi edifici, prevedendo controlli a campione sugli attestati a partire da gennaio 2012.

Case sempre più eco-friendly. Con il nuovo obbligo l’Italia si adegua alle indicazioni europee sul rendimento energetico in edilizia, contenute nella direttiva 91 del 2002. Si prevede che in futuro la classe di consumo diventerà un parametro sempre più importante per stimare il valore di un appartamento, a vantaggio degli immobili con infissi a norma e impianti di buona qualità. In realtà, l’obbligo di procurarsi l’Attestato di certificazione energetica per chi vende casa, in Italia è in vigore già dal luglio 2009. Anche se finora non era necessario indicare nulla nell’annuncio. In genere s’inserisce una clausola nel contratto di compravendita, con cui l’acquirente dichiara di essere stato informato e di aver ricevuto la documentazione. Per gli edifici di nuova costruzione e quelli soggetti a ristrutturazione è l’impresa edile a fornire l’attestato al proprietario.

Quasi tutte le regioni hanno fissato le proprie procedure per ottenere l’Attestato di certificazione energetica, individuando i tecnici abilitati a rilasciarla. Fanno eccezione Lazio, Umbria, Marche, Basilicata, Molise, Sicilia e Sardegna che, in attesa di elaborare una legge, si attengono alle linee guida nazionali in materia. Così come la classe energetica mira a migliorare le prestazioni delle case anche l’eco-bonus al 55% per chi effettua lavori di riqualificazione energetica di edifici e appartamenti, che il governo Monti ha prorogato per tutto il 2012. Per sapere come ottenerlo si può consultare la guida appena pubblicata dall’Agenzia dell’Entrate.