Dossier della Rivista Aste Giudiziarie n. 452

  • Dossier: Condominio e rapporto tra privati
  • Periodo: Maggio 2017

Condominio e rapporto tra privati

Due decreti legislativi di Febbraio 2017, pubblicati in Gazzetta Ufficiale in Aprile, hanno aggiornato, sulla base di direttive europee, la normativa italiana inerente l’inquinamento acustico.

 

Si tratta in realtà di modifiche di natura amministrativa, dall’istituzione presso il Ministero dell’ambiente di una "Commissione per la tutela dell’inquinamento acustico" alla posticipazione di alcuni termini entro i quali gli enti locali (Regioni, Comuni) devono eseguire mappature acustiche dei loro territori ed elaborare piani strategici per il contenimento dell’abbattimento del rumore soprattutto relativamente ai servizi pubblici e alle varie infrastrutture, e piani triennali di intervento per la bonifica dall’inquinamento acustico.

 

Queste modifiche ci offrono l’occasione per fare una panoramica sul tema incentrandola sul punto di vista del cittadino/consumatore non solo per quanto riguarda le regole nazionali inerenti i limiti di rumore ma soprattutto sui concetti più soggettivi e di più stretto interesse di “rumore”, “disturbo” “tollerabilità” nella vita quotidiana col vicinato, nei rapporti tra privati.

 

Si tratta infatti di due ambiti diversi.

 

Per inquinamento acustico si intende l’introduzione, in ambienti interni od esterni, di rumori che possono nuocere alla quiete pubblica provocando fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, arrivando anche a costituire pericolo per la salute, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo interno od esterno.

 

è un concetto ampio che riguarda quindi l’emissione di rumore dalle grandi sorgenti rumorose nell’ambiente, come le strade, i cantieri, i locali pubblici, i mezzi di trasporto vari.

 

Nei rapporti tra privati, invece, i concetti diventano più soggettivi e, in termini generali, si applicano le regole del codice civile nonché ovviamente la più precisa, ed ampia, giurisprudenza. Gli esempi in questo caso sono infiniti, rumori domestici, musica sentita ad alto volume, ristrutturazioni negli appartamenti, etc.etc.

 

Cambia conseguentemente quello che il cittadino può fare nel caso rilevi una violazione o sia, appunto, "disturbato" dal vicino di casa. Uno sguardo diverso, ma da conoscere, è anche quello sugli aspetti penali di un evento o comportamento "rumoroso".

 

 

Nei rapporti tra privati il punto di vista cambia, tutto gira intorno al concetto di “disturbo” che diventa più soggettivo e quindi più difficile, per certi versi, da individuare in modo certo.

 

Trattandosi di questioni private la prima cosa da fare è rivolgersi direttamente al soggetto disturbante cercando una soluzione oppure, se si è in condominio, all’amministratore e/o agli altri condomini per avvalersi delle eventuali disposizioni del regolamento condominiale.

 

Come riferimento possono essere utili anche i regolamenti comunali di polizia urbana o i regolamenti locali che potrebbero fissare delle fasce orarie in cui certe attività -anche svolte all’interno delle abitazioni- non possono essere svolte.

 

Se non si può risolvere in questi modi o applicando il regolamento condominiale, e per tutti i casi diversi, la regola di riferimento principale la fissa il codice civile (art.844), che parla di “normale tollerabilità” come limite di rumore (od immissione di fumo, calore, esalazioni) che deve essere sopportato.

 

C’è da dire che il grado di “tollerabilità” varia da caso a caso e va stabilito da un Giudice (in primis il Giudice di Pace), se non si trovano accordi col disturbatore anche tramite il condominio. In questo contano diverse variabili come il luogo ove si trova la casa (in una zona urbana è più difficile sentire i rumori dei vicini), l’orario in cui il rumore viene prodotto, la natura e la ripetizione dello stesso, la sua necessità (spesso i giudici derogano rispetto per esempio ai rumori di una ristrutturazione o al rumore di un’attività di produzione). Altre variabili, riferite a sentenze, sono anche le testimonianze di altri vicini, soprattutto quelli confinanti con l’appartamento oggetto delle molestie.

 

è opinione di molti Giudici di Cassazione inoltre il fatto che tutti i rumori che superino i limiti fissati per decreto a tutela degli interessi collettivi (DPCM 1/3/1991, limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno) siano da considerarsi senz’altro intollerabili anche tra le pareti domestiche, ma aggiunge che la stessa intollerabilità si può avere anche con rumori che rientrano nelle soglie, tutto dipende dalle circostanze e il riferimento, ripetiamo, è il Codice Civile.

 

Le sentenze di Cassazione interessanti rispetto a tutto quanto detto sono la n.1069/2017 e la n.1363/2017.

 

fonte: sosonline.aduc.it